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  • interesse per tutto ciò che di bello e buono c'è in Italia: l'artigianato.
Arte,  enogastronomia, giovani stilisti, sarti, produttori di essenze, biologico, eco sostenibile, biodiversità ..., piante, fiori, tessuti, design,hotellerie,
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19 aprile 2015 7 19 /04 /aprile /2015 07:40

Ho conosciuto Paolo Guidi agli inizi degli anni Ottanta, agli esordi dell’avventura della Sociètas Raffaello Sanzio. Era un attore, ma anche già uno scultore. Conservo di quell’epoca lontana – ma non troppo in definitiva – un lavoro scolpito in legno di abete, che raffigura il caduceo di Hermes: i due serpenti che s’attorcigliano intorno al bastone. Messaggio del “farmaco”: ciò che sana avvelena, e viceversa. Che avesse scelto i serpenti come emblema di quella scultura m’appariva allora collegato alle scene con animali del gruppo di cui faceva parte con Romeo, Claudia e Chiara. Ricordo in San Carpoforo a Milano la scena nella chiesa sconsacrata: le gabbie contenenti scimmie, babbuini forse, che salivano e scendevano con assillante movimento la grande voliera montata là dove un tempo stava l’altare. Ricordo di quell’epoca anche il prestito di un libro di Berdjaev sulla bellezza, che Paolo fotocopiò. Ci furono poi lunghi anni di lontananza, dopo l’abbandono della Sociètas, e altri itinerari che prendemmo allora e in seguito.

Quando ho rivisto Paolo a Ravenna mesi fa ho ritrovato le tre cose fondamentali della sua persona che sono anche quelle presenti nelle sue opere: lo sguardo limpido e il volto sorridente, la volontà ferrea e insieme la dolcezza, l’insopprimibile vocazione all’arte.

In questi decenni di lontananza ogni tanto mi veniva di pensare a Paolo e a quello che probabilmente scolpiva (ho sempre ritenuto che continuasse a farlo, anche se non ne ero certo). Quali forme avrebbero preso le sue opere sconosciute? Non lo sapevo. Ma di una cosa ero sicuro: la presenza di un’insopprimibile vocazione teatrale nel suo fare e l’aspirazione all’arcaico. Avendo visto le immagini delle sculture mi sono confermato della loro natura scenica e della volontà di accedere a zone più remote della psiche, se non proprio della storia umana.

Sia nella scelta dei soggetti e dei temi della sua scultura, sia nell’uso delle tecniche per ottenere le forme, Paolo è prossimo a quella “mentalità primitiva”, come la chiamava Lévi-Bruhl.

Il suo è un sapere arcaico completamente indifferente alle distinzioni e ai legami connettivi. Un sapere partecipativo, mistico, intuitivo, immediato, per cui sentimenti e affettività divengono “luoghi privilegiati di avvertimento di forze e poteri fluenti”.

Com’era nell’azione scenica e rituale della Sociètas, cui Paolo ha partecipato, qui s’impone un’immagine del mondo come amalgama, impasto.

L’essere raffigurato – mi riferisco a un’opera chiave come “Attore perfetto” – è indifferenza differente. Appare come un volto e insieme come “buco”. L’istanza nichilista propria del teatro di cui Paolo è stato attore ritorna qui sotto forma estetica e religiosa, qualcosa di chiaramente antitragico. Vi vedo in queste opere il sorriso di Paolo, che è quello dell’angelo-demone, sorriso che annuncia un destino, lo manifesta e subito lo sottrae. L’arcaico è insieme ruvido e dolce, mostra una volontà ferrea e ineludibile. L’arcaico è l’attuale, come ebbe a scrivere oltre un decennio fa una filosofa. Di questo arcaico l’opera di Paolo è una perfetta testimonianza.

Nel corso degli anni Ottanta del XX secolo lo spazio critico e antagonista, portatore di una visione antideologica e trasgressiva, volta alla definizione della frammentazione del reale che esperivamo dopo la fine dell’utopia comunista e dentro la vittoria del pensiero unico del Capitale, ha avuto due volti diversi ma complementari: la Sociètas Raffaello Sanzio dei fratelli Castellucci e Guidi; i CCCP di Ferretti, Zamboni, Negri, Annarella e Fatur.

L’ “arcaico attuale” ha avuto per alcuni fulminanti anni il loro aspetto. Portava con sé una doppia istanza: com’evitare la solitudine del nichilismo e la violenza reclusiva del tribalismo, per dirla con le parole della filosofa. Dopo tanti anni ritrovo la stessa volontà artistica in queste sculture di Paolo, insieme alla sua dolcezza e a un’ironia che nel frattempo è maturata nel suo lavoro, ironia come stigma del misticismo incessante che abita la sua anima santa. "
Marco Belpoliti.

Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
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Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
Sculture: generate non create - di Paolo Guidi
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